Posto qui in anteprima una delle mie tre tavole che contribuiscono all'antologia serba Balkan Twilight edita da Vlada Palibrk e dedicata alle mitologie dei balcani. Enjoy!Stay tuned.
Nella splendida cornice della Piola.Libri mercoledì e giovedì Black Velvet Editrice e BeccoGiallo Edizioni, reduci dalla kermesse lucchese presenteranno le loro novità. Troverete a fare gli onori di casa Jacopo e Nicola, in compagnia del sottoscritto, di Otto Gabos e del diabolico Massimo Semerano. Per i BeccoGiallisti invece ci saranno il dinamico duo Guido Ostanel & Federico Zaghis in compagnia di Davide Pascutti.
Il nuovo capitolo delle avventure di Cristiano Sepolcro, per la gioia di Marcito Corona e dei fan del mio esorcista e stregone veronese. Per le precedenti storie, clickate QUI.L’ombra era immensa.
Come nave in tempesta, il manto colossale era una vela sbrindellata dalla furia dei venti, il corpo carena logora da millenni di scogli, il petto una santabarbara d’odio.
L’orrore procedeva caracollando per i ciechi meandri dell’edificio.
Non buttava suoni, non produceva rumore.
La sua presenza macchiava come pece le mura, i contorni del corpo sfocati, nulla che si potesse dedurre se non una paura confezionata con cura certosina, qualcosa che non si vorrebbe mai fronteggiare.
A tratti, di sotto la caligine delle vesti baluginavano lunghi rasoi, cose che apparivano mani, poi dita e infine artigli, falangi lunghe fino a terra, aratri d’osso che raschiavano di buio il suolo dell’anfiteatro.
Non le sentiva nessuno.
Le urla.
Ma lui sì. Lui sì.
Secoli di sangue e implorazioni, lacrime.
Uomini, donne, bambini.
Anche le bestie piangevano.
Cavalli, leoni, coccodrilli.
Tutti intonavano la sua litania, il suo carme.
Un’opera composta da sommessi respiri, rantoli disperati in attesa di quel lungo interminabile attimo che precede la Morte.
L’orrida presenza diafana percorreva le cavee e non si dava pace, sorda per i lamenti di chi morì in quel luogo d’orrore in cui ora alte brillavano le voci. Le voci argentee che trascoloravano il suo odio, che da nero lo portavano a una tonalità di rosso intenso, rosso come il liquido prezioso che iniettava di veleno il motore del suo essere disgregato, rosso come gli occhi della vendetta.
L’ombra percorse il circuito dell’Arena per l’ennesima volta, inseguendo i suoi passi furiosa.
Poco, ancora poco!
Il Maresciallo Trebaseleghe andava avanti e indietro nervoso, abbaiando qualche ordine ai suoi uomini che piantonavano gli ingressi, più interessati alle scollature delle dame che all’effettiva sicurezza del pubblico. In fin dei conti, era come al solito, la solita routine.
Era la Fine di Ottobre, la Notte già fatta. La grande cupola di legno, titanio e pelle sintetica foderata in neoprene chiudeva l’Arena permettendone il riscaldamento. Pareva ne esistesse una simile al tempo dei Romani… “Cosa avrebbe fatto certa gente per vedere un po’ di sangue”, si disse.
La folla si accalcava intorno alle cavee per entrare. La serata si preannunciava ghiotta, con il celebre tenore Simone Gastaldi che interpretava uno dei suoi cavalli di battaglia, Radames nell’Aida di Verdi. L’anziano militare si sentiva inquieto quella sera, ma era sempre inquieto la notte di Ognissanti. Accadeva di tutto a Verona tutti i giorni, ma quella notte tutto era sempre il meno da aspettarsi.
Trasalì per un attimo, scosso da una voce familiare che lo apostrofava.
“Ehi Trebaseleghe.”
Cristiano Sepolcro si presentò al vecchio amico sfoggiando un paio d’occhiali da sole a spoiler, le lenti nere al punto che non si scorgevano gli occhi dello stregone di sotto. Silvia era lì con lui, avvinghiata al suo uomo, il viso sottile sprofondato nella giacca di pelle di Sepolcro. Gli sorrideva dolcemente.
“Cos’è questa mascherata Cristiano, facciamo gli eccentrici?” Sogghignò il maresciallo.
“Magari. Non la vedi la luce, vero?” Teneva lo sguardo puntato sull’Arena.
“Lu… Luce?” Trebaseleghe s’era sentito morire il sorriso dentro, non era possibile, c’erano disgrazie d’ordine soprannaturale in arrivo. Si girò boccheggiando verso il monumento.
“E’ accecante. – Lo incalzò l’esorcista, medium e stregone. - Una colonna di luce che si innalza come un raggio, che sbianca la città tutta. Se non avessi questi occhiali morirei per lo shock. Credo.”
“Una colonna? Ma…”
“Fammi passare Francesco, dai l’ordine ai tuoi uomini.” Il maresciallo faceva quasi tenerezza nel suo attonito stupore. Cristiano non se ne rese conto. Qualcosa in lui quel giorno era diverso.
Mentre Cristiano ignorava l’anziano militare, l’altro osservava quasi commosso il giovane che, ancora bambino, aveva salvato dalle fiamme che lo stavano divorando. Gli si era precipitato così, tra le braccia, urlante. Il padre, convinto che il figlio fosse un demone, un indemoniato o vittima di una qualche assurda maledizione, aveva pensato di mondare col fuoco quella sciagura che portava dalla nascita sul corpo strani arabeschi, simili a tatuaggi.
Aveva afferrato il corpicino, avvolgendolo nella giacca e tenendolo fermo a terra con tutta la delicatezza possibile, mentre lo spegneva. L’aveva tenuto stretto a sé a lungo, un fagottino scosso dalle lacrime e dalla sofferenza, mentre i colleghi salivano a prelevare il disgraziato genitore. Ma quello aveva ben pensato di appendersi per il collo a una trave, convinto di essere riuscito a sterminare la sua progenie. Il bambino guarì presto, le ustioni sparirono, il bambino crebbe, e divenne uomo.
Un uomo che faceva rabbrividire, ma a cui era affezionato e che ora lo fissava di sotto le lenti.
“Ah, e vai a casa, mettiti in salvo. Forse qua scoppia tutto.”
“Scoppia? Co…” Troppo tardi, l’esorcista s’era infilato diritto immezzo alla folla, e già parlottava con uno degli appuntati a presidio di una cavea. Indicando vagamente in sua direzione, mentre l’altro fesso annuiva timoroso.
Trebaseleghe sospirò mesto, ammiccando di rimando al sottoposto, a conferma che tutto era a posto.
Cristiano irruppe nel camerino con poca della grazia che lo aveva sempre contraddistinto, mentre Silvia indugiava sulla porta, discreta come sempre.
“Simone Gastaldi?”
Il massiccio tenore addobbato come un antico egizio smise di contemplare nello specchio il proprio volto pesantemente truccato, gli occhi imbellettati, i piccoli baffetti arricciati e ossigenati.
“Lei chi è? Un fan? La sicurezza cosa fa… è forse un amico del mio agente?” Sbottò in direzione del giovane di nero vestito.
“No. La lirica mi fa schifo. A parte Corelli. Ma sono qui per salvarle la vita, non certo a disquisire di librettistica o bel canto. A quello ci pensano gli invasati che brulicano sopra le nostre teste.”
“Lei chi sarebbe?”
“Un esorcista in occhiali da sole di sera tarda in un’area non autorizzata che parla con un pallone aerostatico sul punto di esplodere.”
I melomani si accalcavano nelle cavee dell’Arena. Sepolcro percepiva la loro eccitazione attraverso le pareti. E non solo quella.
“Come si permette! Come osa!” Squittì il tenore.
“Se non vuole morire faccia saltare la prima, qualcosa di orribile sta per accadere. A lei.”
“Se ne vada! Se ne vada!!!”
“Mi creda. Desista. Ora.”
“Fuori!!! Fuori!!!”
Cristiano se ne andò senza salutare.
Nessuno era accorso agli strilli concitati del tenore. Nessuno di umano.
L’ombra si parò loro innanzi appena misero piede fuori dal camerino. Immensa. Li sovrastava. Cristiano scostò da sé Silvia, che andò a rifugiarsi sotto un basso arco.
Il buio rivestiva l’Essere come un lungo mantello: era incredibilmente elegante per essere un Orrore di tali proporzioni. I contorni dell’ombra si agitavano spasmodici, in attesa di abbrancare l’inatteso visitatore. Lo stregone e il Fantasma si confrontarono per attimi interminabili, sotto lo sguardo attento di Silvia. Poi l’entità si allontanò strascicando il passo, con un gesto quasi di stizza.
Sepolcro trasse un lungo sospiro.
Cristiano si aggiustò gli occhiali uscendo all’aperto.
“Cristiano, perché ti sei comportato così? Hai fatto infuriare Gastaldi, hai lasciato andare il Fantasma, mi vuoi spiegare?” Silvia era sbigottita.
“Per convincerlo avrei potuto raccontargli di sua sorella, che credette morta durante la Guerra perché una bomba centrò il tetto della Scuola Elementare dove si era rifugiata con la tata di famiglia. Del come invece sia viva ma storpia, e abbia trascorso dieci anni in un istituto di igiene mentale in seguito allo shock subito per lo scoppio. Di come abbia urlato disperata, per ore, di sotto il peso opprimente del cadavere della donna, decapitato dallo spostamento d’aria.
Potrei tornare indietro, scusarmi per le pessime maniere e dirgli molte cose. Ma non gli dirò nulla.”
“Tu… sai davvero queste cose?”
“Prima di uscire di casa ho inghiottito un frammento di un testo sacro di un tempo remoto, scritto in lingua arcana in una città perduta e dal nome talmente antico e maligno che ti scoppierebbero i timpani solo a udirne il nome. Altro che le stecche di quel citrullo. Posso sapere ogni cosa di tutto, ancora per qualche minuto. Poi starò orribilmente per qualche giorno.”
Alle loro spalle, l’anfiteatro rimbombò del suono degli orchestrali, l’Opera andava a iniziare.
“Non farai nulla allora???”
“C’è gente venuta per uno spettacolo, là dentro. E avranno uno spettacolo. Indimenticabile.”
“Cristiano! Lascerai che venga fatto a pezzi un innocente davanti a una folla?”
Sepolcro si sfilò gli occhiali.
Le sue pupille erano color dell’oro, fredde come le nere sfere che roteano nell’occhio degli squali quando azzannano la preda. Senz’anima. Ciò che era nella pergamena antica ora era in Cristiano, lo possedeva. Apparentemente.
Silvia si riebbe presto dallo sgomento, stava per dire qualcosa quando Cristiano la precedette.
“Amore. So che non sembra, ma sono ancora io. Mi spiace, ma per fermare quella cosa, per placarla, si dovrebbe bruciare l’intera città e forse nemmeno allora sarebbe finita. Non è una sola cosa, è un’entità multipla. Nella sua ombra racchiude i morti nelle Naumachie romane, gli schiavi sbranati dalle fiere, le fiere stesse lasciate a morire di fame e malattia, i cavalli finiti con le gambe spezzate nei giochi e privati di un gesto di carità, eretici che i nostri concittadini secoli addietro fecero alla graticola per farsi togliere una scomunica e tanto, tanto ancora. E’ un condensato d’orrore. Non c’è verso di fermarlo. L’ho capito non appena ho percepito la presenza del Fantasma nel camerino di Gastaldi. E’ ovunque nell’anfiteatro. Mi addolora, ma è così. Mi sono fatto cacciare apposta. Sarà lui a saldare per stanotte il debito che la città ha con i morti che abitano l’Arena. Per salvarlo dovrei esorcizzarli uno per uno, e parlano infinite lingue. Sono centinaia.”
Gli occhi d’oro di Sepolcro presero a piangere. Un rivolo lungo e denso di lacrime spettrali, che trascinava con sé il tempo stesso. Un fiume in piena.
“Non è colpa di nessuno se hanno voluto inaugurare la nuova cupola proprio il giorno di Halloween. Ma questo giorno che si innesca di notte è dei morti, non dei vivi.”
Silvia teneva delicatamente tra le mani il volto di Cristiano. E annuì piano, sospirando.
Si allontanarono abbracciati, mentre i primi gorgheggi si aprivano sulla notte come i panneggi di un sipario si dispiegano innanzi a un pubblico bramoso.
Here they are, the tshirts from Kingdom of Silence. Released by Lucas Almeida in Carcavelos (Lisbon), Portugal. The few ones still avalaible here in Italy are on sale inside MondoPop store in Rome. If you want more, just click on Lucas site or email him at lucasmalucas@hotmail.com cheap prizes!!!
Dopo la morte di Lady Jaye degli Psychic TV un altro membro di una delle band che più hanno significato per me in tutti questi anni, Paul Raven dei furiosi Killing Joke, se ne è andato.
Posto finalmente la cover di Smilodonte (ispirata a Il Sogno di Henri Rosseau, detto il doganiere), che presenterò a Lucca Comics & Games fra un mesetto. La mia nuova fatica è targata Black Velvet ed è la ragione di tutte le notti insonni della mia vita degli ultimi due mesi: sto marciando a tappe forzate per finire tutto e arrivare alla meta.------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
AN INTRODUCTION TO... GRAPHIC NOVELS
by & © Paul Gravett
What are graphic novels?
Ask people about graphic novels and some will say immediately, "Oh, you mean porn." That's not entirely wrong. There are erotic ones for adults only, but graphic is not short for pornographic. Others perceive graphic novels only as gaudy escapism, whether superheroic, fantasy-based, science-fictional, or hard-boiled, for adolescent males, all furious spectacle and special effects and little depth or humanity, like their movie counterparts. There is some truth to this too; because so much fantasy and action material is pumped out by publishers of comic books and manga, or Japanese comics, these tend to crowd the shelves in many bookstores and libraries, often near the science-fiction and role-playing game books. But graphic novels are not limited to one genre-category, or only a few; they embrace enough subjects to put them into every section of a library or bookstore. The word graphic does not have to mean disturbing, extreme, and in your face, shown in hard outlines, grotesque caricatures, or lurid coloring. There is room for very different styles of art. In fact, graphic does not narrow down to drawing and illustration, as in graphics, since some artists create their comics using photos, 3D models, or found objects.
The term novel can make people expect the sort of format, serious intent, and weighty heft of traditional literature, as if a graphic novel must be the visual equivalent of "an extended, fictional work." True, some individual graphic novels can run to hundreds of pages, while others stretch to thousands across multiple volumes - but many are much shorter, or consist of collections of short stories, and they come in all shapes, square, oblong, from miniscule to gigantic. Even more importantly, a great many are definitely not fictional at all but belong in the categories of non-fictional - history, biography, reportage, documentary, or educational.
So in several ways graphic novel is a misnomer, but, unlike other words invented in the past in an effort to over come the stigmas of humor and childishness of the word 'comics', like Charles Biro's 'Illustories', Bill Gaines' 'Picto-Fiction', or even Will Eisner's 'Sequential Art', this term has caught on and extended the language and dictionaries, for all its inaccuracies. It has been around since 1964, when American comics critic and magazine publisher Richard Kyle coined it. Kyle was among the first to import and champion European comics, especially French bande dessinées in color hardback albums, and thick Japanese paperbacks of manga. These came as revelations to him compared to the disposable, monthly stapled pamphlets on cheap newsprint that made up most of the American comic book factories. Here he had evidence of more of the medium's potential being realised abroad. Kyle came up with 'graphic story', and from that the 'graphic novel', to galvanise American creators and readers to aspire to similar ambition and sophistication.
In America and internationally, this process has taken a long, long time. In 1969, novelist and once-aspiring cartoonist John Updike came to England to address the Bristol Literary Society about "the death of the novel" and, among the new forms he envisioned for it, he speculated: "I see no intrinsic why a doubly talented artist might not arise and create a comic-strip novel masterpiece." Many have tried to achieve this, often in the face of social or critical disdain. Comics in book form have existed for at least two centuries, enjoying sporadic flurries of success, such as a vogue in 1930 for wordless 'pictorial narratives' sparked by Lynd Ward's God's Man in 1929, a fad stifled by the Depression, or more recently the media frenzy around Maus, Watchmen and Dark Knight Returns in the mid-1980s.
It has always been a fragile history. Looking further back, some of the 19th century's pioneering antecedents of graphic novels might never have seen print at all without the admiration of the German poet, novelist, and dramatist Goethe. A year or two before his death in 1832, Goethe was shown the unpublished books by a boys' boarding school teacher from Geneva, Rodolphe Töpffer. He called them his histoires en estampes or stories told in prints. His Adventures Of Dr. Festus was said to have given Goethe in his eighties "extraordinary pleasure". Reportedly, he kept repeating, "That is really too crazy," and then continued: "But [Töpffer] really sparkles with talent and wit; much of it is quite perfect; it shows just how much the artist could yet achieve, if he dealt with modern [or less frivolous] material and went to work with less haste, and more reflection. If Töpffer did not have such an insignificant text [ie story] before him, he would invent things which would surpass all our expectations."
Despite this praise, Töpffer was wary of tarnishing his respectability as a newly appointed professor if he made his book publicly available, so he held back until 1832 from publishing Monsieur Jabot, and then only among friends, and waited until 1834 before arranging bookshop sales. His embarrassment at being a comics creator is nothing new. Nor is impoverishment, which drove young Gustave Doré to abandon the medium after the failure of his History Of Holy Russia, for which he produced 500 engravings in 1854. If only Doré had done more. Missed opportunities, unrealised dreams, thwarted possibilities have always dogged the graphic novel and its predecessors. In Hicksville, New Zealand cartoonist Dylan Horrocks imagines a library, fittingly within a lighthouse, which contains the only copies of all those dreamt but unseen projects that were abandoned or never started, all those contenders for the 'comic-strip novel masterpieces' that Goethe and Updike had predicted. Among them, the librarian pulls out, "48 page comic [Picasso] did with Lorca. Etchings mostly. I reckon it's one of his best."
When Will Eisner stepped off America's endless assembly-line of daily strips or monthly comic books, he threw down the gauntlet to his peers in 1978 with his graphic novel, A Contract With God. From experience, he knew that, against all odds, creators could produce good, sometimes great, work under those conveyor-belt conditions. He understood why many were reluctant to sacrifice their steady, work-for-hire paycheck, but Eisner's self-driven opus shone like the lighthouse-library, a beacon of inspiration to his peers. Eisner left us in 2005, but he did get to see graphic novels resurface in this new century. This time it seems different. Their diversity and quality are stronger, the readership more curious and receptive, the media less hyperbolic. No passing craze or graphic novelties this time; a medium is coming into its own.
So what are graphic novels?
For a definition, I think Eddie Campbell, author of Alec and artist on From Hell, may be right when he says in his manifesto that the term "graphic novel signifies a movement rather than a form." Consequently, "there is nothing to be gained by defining it." Campbell says this movement's goal is "to take the form of the comic book, which has become an embarrassment, and raise it to a more ambitious and meaningful level." It is "forging a whole new art which will not be a slave to the arbitrary rules of the old one."
Listen carefully. Can you hear them? The scratching of their pens and pencils, the clatter of keyboards? At this moment, all over the world, people are preparing more comics, more stories, and defining a movement.
This article is adapted from the introduction to Paul Gravett's book Graphic Novels: Stories To Change Your Life, first published by Aurum Press in 2005. This article is © Paul Gravett.
Qualche mese fa in un ritaglio di tempo ho realizzato la presente immagine per il Concorso "Mtv - Fonzies Be Original". La prima volta in vita che partecipo a un concorso, non che abbia mai creduto molto a questo genere di cose... però m'era venuta l'ispirazione, così... se volete che il prossimo pacchetto di Fonzies sia del vostro affezionatissimo vampiro stanco, registratevi sul sito di Mtv Italia e votate QUI, la pagina è la 18!